Parità di genere e protezione sociale: a Roma il seminario europeo SD4EU rilancia il dialogo sociale per un welfare inclusivo

Roma, 26 settembre 2025 – La parità di genere come leva di innovazione sociale ed economica è stata al centro del seminario transnazionale “Protezione sociale e parità di genere: strumenti e raccomandazioni per un nuovo dialogo sociale europeo”, organizzato da Confprofessioni nello Spazio Europa di Roma nell’ambito del progetto europeo SD4EU – Social Dialogue for a Union of Equality, cofinanziato dall’Unione europea.

L’evento ha riunito rappresentanti di parti sociali e associazioni professionali provenienti da diversi Paesi membri, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dei partner sociali di integrare la dimensione di genere nei sistemi di welfare e nella contrattazione collettiva.

 

Natali: “La parità è un fattore di crescita e competitività”

Aprendo i lavori, Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha sottolineato che la parità di genere «non è solo un principio giuridico, ma una condizione indispensabile per costruire società più giuste, economie più solide e comunità professionali più innovative».

Natali ha ricordato che portare l’occupazione femminile ai livelli europei significherebbe per l’Italia una crescita del PIL compresa tra il 7 e il 9%, pari a 150-190 miliardi di euro l’anno. «Il progetto SD4EU – ha aggiunto – nasce per affrontare queste sfide con strumenti concreti, facendo del dialogo sociale un veicolo di uguaglianza e sviluppo condiviso».

 

Profeta: “Servono dati disaggregati per politiche efficaci”

La professoressa Paola Profeta (Università Bocconi) ha offerto una lettura puntuale delle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e nei sistemi di welfare europei, sottolineando l’importanza cruciale dei dati disaggregati per genere per progettare politiche pubbliche efficaci.

In Italia, ha ricordato, solo una donna su due lavora, nonostante livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini; il gender pay gap resta a doppia cifra; e la “child penalty” continua a pesare fortemente sulle carriere femminili, con effetti che si prolungano fino alla pensione.

Profeta ha sottolineato che spesso manca una valutazione sistematica dell’impatto di genere ex ante ed ex post delle politiche. Senza dati accurati, diventa impossibile affrontare in modo strutturale le disuguaglianze.

 

Frammentazione delle carriere e welfare “standard”: sfide comuni in Europa

Dai contributi dei partner nazionali è emersa una fotografia condivisa: i percorsi lavorativi stanno diventando sempre più discontinui e frammentati, ma i sistemi di protezione sociale restano ancorati a un modello di lavoro dipendente standard.

In Italia, nel 2025 solo la metà dei lavoratori presenta un curriculum senza interruzioni, con le donne che hanno oltre il 55% di probabilità in più di sospendere la carriera per motivi familiari.

In Irlanda, i costi elevatissimi per l’infanzia (fino a 1.400 € al mese a Dublino) rappresentano una barriera strutturale al rientro al lavoro, mentre in Belgio il “gender pension gap” resta superiore al 25%, riflettendo carriere più brevi e part-time femminile.

Le donne sono inoltre sovrarappresentate nei lavori atipici e nelle piattaforme digitali, spesso privi di tutele, con effetti cumulativi su redditi, diritti previdenziali e sicurezza economica.

 

Buone pratiche e raccomandazioni per un welfare inclusivo

Nonostante le sfide, dai panel sono emerse numerose esperienze positive e raccomandazioni operative:

  • la diffusione dello smart working regolato e della contrattazione collettiva su congedi e welfare aziendale in Italia;
  • l’espansione del lavoro flessibile in Irlanda, che ha fatto crescere la partecipazione femminile ai massimi storici (+306% di donne in remote working tra 2016 e 2022);
  • la riforma pensionistica belga che facilita l’accesso al minimo pensionistico per i part-time, l’80% dei quali donne.

Le raccomandazioni finali del gruppo di lavoro SD4EU insistono su alcuni punti chiave:

  • riconoscere la cura come elemento strutturale nei sistemi di protezione sociale;
  • garantire congedi equi, accessibili e non trasferibili;
  • estendere la contrattazione collettiva ai lavoratori autonomi e atipici;
  • rafforzare la portabilità dei diritti sociali a livello europeo;
  • promuovere modelli di lavoro flessibile che non penalizzino la carriera femminile

 

Un’agenda europea condivisa

Il seminario si è svolto nel quadro del nuovo Patto europeo per il dialogo sociale, che punta a rafforzare la partecipazione strutturata delle parti sociali alla definizione delle politiche europee in materia di lavoro, competenze e welfare.

SD4EU contribuisce a questa agenda proponendo un approccio europeo innovativo e inclusivo, capace di affrontare le sfide poste dalle trasformazioni del lavoro, dalle transizioni verde e digitale e dalla crescente diversità dei modelli occupazionali.

In sintesi, il seminario SD4EU di Roma ha mostrato che la parità di genere è una sfida europea comune, ma anche un terreno fertile per innovare il dialogo sociale e costruire sistemi di protezione sociale più equi, universali e sostenibili.

Materiali del seminario

  • Programma
  • Saluti di apertura – Marco Natali (IT / EN)
  • Gender mainstreaming nella protezione sociale e nel dialogo sociale europeo, Paola Profeta (EN)
  • Introduzione al progetto SD4EU – Martina Gherlenda (EN)
  • Presentazione delle raccomandazioni del Gruppo di lavoro per la protezione sociale – Diana Larenza (IT / EN)
  • Dati e analisi sulla frammentazione delle carriere e sul divario pensionistico di genere – Ludovica Zichichi (EN)
  • Certificazione della parità di genere e incentivi (Legge 162/2021 – Italia) – Susanna Pisano (IT / EN)
  • Contrattazione collettiva, parità di genere e contrasto alle disuguaglianze – Samantha Merlo (IT)
  • Flessibilità negoziata e modelli di organizzazione adattiva degli orari di lavoro – Marilisa Monaco (IT)